martedì 21 luglio 2009

Quale segretario o quale partito?


In vista del congresso di ottobre nel PD è partita la corsa alla segreteria dei già noti ed autorevoli candidati a favore dei quali si è schierata, più o meno pubblicamente, la maggior parte della nomenclatura nazionale e locale. Al centro del dibattito ci sono i nomi degli aspiranti segretari che si alternano sui mezzi di informazione a colpi di distinguo tra chi è più vecchio o più nuovo o tra chi è più o meno laico o riformista. E' un dibattito questo che sa di stantìo e che, a mio modesto parere, non accende nessun interesse e, tanto meno alcuna passione tra i militanti ed i simpatizzanti del PD, la maggior parte dei quali, credo, sia più interessata all'identità del partito più che al nome e al viso del futuro segretario. Il prossimo congresso è un'occasione decisiva per la vita del PD e, di riflesso, per la qualità della nostra democrazia. A fronte della crisi generale in cui versa il Paese, un partito veramente democratico che vuole avere una credibile vocazione di governo, prima di scegliere il leader dovrebbe darsi un'identità condivisa all'interno e facilmente riconoscibile dall'esterno. Venuta meno l'aggregante ideologica, l'identità si costruisce neces-sariamente sui contenuti, cioè sulle soluzioni ai vari problemi che il partito intende dare. Per questo sarebbe auspicabile un congresso programmatico preceduto da un dibattito precongressuale dove al centro ci siano i problemi e le soluzioni più che il nome del futuro segretario. Al popolo delle primarie, ed ai milioni di cittadini che si riconoscono nell'aria del centrosinistra, interessa sapere cosa il PD intende fare sui temi ed i problemi all'ordine del giorno come l'insicurezza (quella vera generata dalla sempre più diffusa precarietà del posto di lavoro), sulla giustizia (che sia veloce e veramente uguale per tutti), sulla scuola, sull'informazione, sul conflitto di interessi, sulle fonti di energia ecc. Temi e soluzioni che dovranno esser sia un punto di incontro aggregante ma anche una visibile proposta alternativa non solo all'attuale governo ma, soprattutto, al modello di gestione della cosa pubblica fin qui sperimentato con pessimi risultati anche durante la cd seconda repubblica. Individuato il contenuto programmatico si potrà scegliere la persona ritenuta più idonea a rappresentare, coordinare e guidare il nuovo partito, liberandola così anche da eventuali marchi di provenienza o di appartenenza correntizia.



mercoledì 10 giugno 2009

(Ri)cominciamo da qui

All'indomani della consultazione elettorale svoltasi in Sardegna dedicammo alla sconfitta del centrosinistra il post del 19.2.2009 dal titolo "Una sconfitta che può essere salutare". In tale occasione ci soffermammo sui limiti di comunicazione del neonato PD a nostro avviso determinati dalla mancanza di idee, progetti e proposte condivise capaci di rappresentare i contenuti sui quali un partito dovrebbe riconoscersi e farsi riconoscere. Segnalammo anche la necessità e l'urgenza della trasformazione del PD da partito-apparato in partito-contenuto anche attraverso un profondo rinnovamento della classe dirigente. Con l'intervento in cabina di regia di Franceschini al posto di Veltroni, qualcosa si è mosso nel senso da noi auspicato. Il PD, in attesa del congresso programmatico previsto per il prossimo ottobre, ha almeno cominciato ad esprimere, con una sola voce, le proprie idee e proposte mettendo fine alla bagarre di dichiarazioni, non sempre concordanti, cui eravamo abituati. Anche se l'esito delle elezioni europee ed amministrative appena svoltesi non è confortante dal punto di vista del risultato numerico, soprattutto se confrontato con le precedenti consultazioni elettorali, presenta alcuni segnali ed aspetti positivi che meritano di essere colti ed approfonditi. Tra questi segnaliamo il successo di immagine e di consenso ottenuto da Debora Serracchiani. La neo-parlamentare europea, con il suo applauditissimo intervento all'assemblea nazionale dei circoli del PD tenutosi il 21.3.2009 a Roma, ha avuto il grande merito di mettere in evidenza, con estrema ed efficace chiarezza, i limiti che incartavano il PD e sui quali anche questo blog si era già soffermato nel post sopra ricordato. Nelle parole di Debora Serracchiani si sono riconosciuti tantissimi militanti e simpatizzanti del PD che hanno a cuore non solo la sorte del partito ma anche, e sopprattutto, quella della qualità della democrazia di questo Paese. La strada è ancora in salita ma il percorso è ormai tracciato ed è quello dell'identità che si costruisce intorno a contenuti programmatici condivisi ed idonei a dare risposte concrete ai problemi della gente nonchè del rinnovamento della classe dirigente attraverso la scelta di donne ed uomini capaci, per passione e competenza, di rappresentare ed eprimere l'animo riformista del PD. Dalle parole di Debora Serracchiani e dal positivo riscontro ottenuto anche in termini elettorali si può e si deve ripartire.

sabato 9 maggio 2009

Veline e veleni

A

A meno di un mese dalla consultazione elettorale per il rinnovo del Parlamento Europeo tiene banco la crisi coniugale del premier resa pubblica dalle gravi dichiarazioni della sig.ra Veronica Lario sulle frequentazioni dell'attempato, ma sempre arzillo, famoso coniuge. Nel suo intervento a mezzo stampa la first lady italiana non si è soffermata solo sulla condotta del marito, ma ha posto in evidenza il malcostume della scelta di alcune candidate da sottoporre alla competizione elettorale effettuta sulle qualità estetiche particolamente apprezzate dall'imperatore. L'informazione "al servizio" del principe si è subito scatenata innescando nel Paese una sorta di referendum pro o contro Veronica Lario, definita graziosamente anche come "velina ingrata" e sbattuta a seno nudo sulla prima pagina del quotidiano sedicente "Libero" diretto dal noto sedicente liberale Fittorio Feltri. Strategia più che azzeccata visto che invece di guardare la luna indicata dalla Lario i più si stanno soffermando a guardare il dito o, meglio, il seno della stessa. Sono tra chi reputa che le vicende personali di Silvio Berlusconi dovrebbero restare nell'ambito delle mure domestiche, ma quando le stesse vengono rese di dominio pubblico dagli stessi protagonisti è più che logico nonchè opportuno che i fatti vengano accertati non tanto per esprimere un giudizio morale sulla condotta di chi ci governa, ma per verificare se la sua versione dei fatti corrisponde a verità. All'epoca dello scandalo Lewisky l'opinione pubblica americana s'indignò nei confronti del presidente Clinton non tanto per le rivelazioni della stagista, ma perchè il presidente aveva mentito negando la verità dei fatti. Da noi più si mente e più aumenta il gradimento, più siamo presi in giro e più corriamo ad applaudire chi lo fa. Anche questa triste vicenda finirà per portare acqua al mulino di Arcore. Silvio Berlusconi ha successo perchè incarna tutto ciò che l'italiano medio vorrebbe essere: ricco, furbo, potente, circondato da giovani donne ecc. Esaltare i suoi difetti non fa altro che accrescere l'ammirazione inconscia che tantissimi hanno verso di lui per ciò che è risuscito a fare anche in barba alle leggi e alle regole. Berlusconi è figlio della nostra mediocrità, della nostra furbizia, del nostro scarso senso dello Stato e della nostra ipocrisia che di giorno ci porta a sfilare al Family Day e di notte ad infilarci nel primo letto disponibile.

martedì 31 marzo 2009

Il gregge delle libertà


Il titolo di questo post è stato ispirato dall'on.le Gianfranco Fini, ex Presidente della ex AN, che non appena venuto a conoscenza del partito fondato da Berlusconi sul predellino di una mercedes, con la consueta chiarezza e ferma determinazione, aveva così commentato la notizia: “siamo alla comica finale, noi non entreremo mai nel Popolo della Libertà e Berlusconi non tornerà mai più a Palazzo Chigi con i voti di Alleanza Nazionale”. E alla domanda di un giornalista “Possibilità che AN rientri all'ovile?”, il coerente Fini ebbe a rispondere: “Noi non dobbiamo tornare all'ovile perché non siamo pecore”. Peccato che in Italia non ci siano più giornalisti che abbiano il coraggio di fare domande, quindi non sapremo mai cosa è cambiato da quelle dichiarazioni così chiare e lapidarie al congresso che ha da poco segnato lo scioglimento di AN ed il ritorno all'ovile delle pecorelle nostalgiche dell'antico regime. I maligni direbbero che a far cambiare idea alle pecore ribelli sia bastata qualche poltrona, come quella del Presidente della Camera e di alcuni ministeri distribuiti ai colonnelli della fu-destra italiana.
Ottenuta l'incoronazione dal primo Congresso del PDL, Silvio Berlusconi, dopo aver concesso il dovuto tributo ad uno dei "padri" del neonato partito: Bettino Craxi, applaudito ed osannato anche dagli ex missini che ai tempi di tangentopoli lo volevano alla gogna, ha, tra l'altro, preannunciato tra le riforme costituzionali da metter in cantiere, quelle necessarie per attribuire al premier maggiori poteri. Evidentemente all'attuale presidente del consiglio non basta avere il controllo del parlamento, grazie alla soggezione della maggioranza parlamentare formata in gran parte da soggetti da lui scelti per essere solo formalmente sottoposti alle nomination degli elettori, nè gli basta essere il padrone del governo, anch'esso composto in gran parte da suoi preferiti, alcuni dei quali senza alcuna peculiare caratteristica, tranne quella dell'assoluta fedeltà al capo. Il controllo totale e di fatto del potere legislativo e di quello esecutivo insieme a quello esercitato su gran parte dell'informazione, non gli bastano, ne vuole altri e di più. In un Paese serio e democratico una tale dichiarazione avrebbe destato un giusto allarme, da noi no. Tanto è vero che gli yesmen dell'informazione "al servizio" invece di sottolineare l'anomalia di un premier, che oltre ai poteri sopra richamati si è anche autoproclamato al di fuori della legge, ottenendo la sospensione nei suoi confronti di tutte le disposizioni penali, si affannano a giustificare la necessità di maggiori ed ulteriori poteri, ovviamente senza spiegare quali. Nell'attuale clima pastorale che il Paese sta attraversando non c'è da stupirsi se alcuni sondaggi attribuiscono al PDL un gradimento pari al 44%, come pure non risulta peregrina la declamata aspirazione dei Berlusconi di raggiungere il 51% dei consensi. Parafrasando ed aggiornando il titolo del famoso film di Giuiseppe De Santis potremmo tranquillamente definirci: Italiani, bravo gregge.


















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giovedì 5 marzo 2009

Arrivano le ronde: soluzione o propaganda?


La domanda del titolo è volutamente retorica. In passato Mo-basta si è già occupato degli effetti speciali cui questo governo ci ha abituati per dare la sensazione di fare qualcosa su temi seri quali la sicurezza dei cittadini. Dopo l'esercito in piazza, che non ha impedito l'aumento dei reati di strada, ora tocca alle ronde istituzionalizzate dal Consiglio dei Ministri con il decreto anti-stupri. I sindaci potranno avvalersi, sotto la supervisione del prefetto, di associazioni di cittadini non armati prevalentemente composte da ex agenti di polizia, carabinieri, forze armate e altri corpi dello Stato. Al di là dell'evidente funzione demagogica di tale provvedimento che, al pari dei precedenti, mira solo a rafforzare la sensazione di sicurezza, senza incidere minimamente sull'effettivo bisogno di sicurezza, c'è da chiedersi perchè questo governo abbia ritenuto necessario istituzionalizzare le ronde. Tutti i cittadini hanno già la facoltà, nonchè il dovere, di segnalare alle forze dell'ordine qualsiasi episodio sospetto o situazione di pericolo a cui assistono, e, in caso di flagranza di reato, l'art. 383 del codice di procedura penale consente a tutti di arrestare l'autore. La risposta oltre che nel facile veicolo pubblicitario che le ronde rappresentano (da noi tutto fa voto), va anche ricercata nella necissità che la maggioranza ha di "legalizzare" in qualche modo alcuni fenomeni del genere già operativi sul territorio, spesso su iniziativa di alcune partiti politici tra cui la Lega Nord. Dopo i berretti verdi dell'esercito avremo quindi le camice verdi a vigilare sulla nostra sicurezza. Come tutte le cose inutili anche le ronde possono creare più problemi di quelli che secondo i gonzi dovrebbero risolvere. Le pattuglie di volontari ad esempio non avranno armi nè proprie nè improprie, ma in quest'utlima categoria non rientrano le cinture, gli spray urticanti e altri strumenti che possono avere comunque efficacia lesiva. Inoltre, ronde formate da ex agenti ed ex militari non hanno certo bisogno delle armi per rischiare di trasformarsi in spedizioni punitive prive di controllo. Per non parlare poi dei conflitti che potrebbero sorgere tra le ronde di diversa fazione politica come già successo in quel di Padova dove si sono fronteggiate due associazioni di segno politico diverso con conseguente intervento delle forze dell'ordine che, per evitare il peggio, hanno dovuto scortare le ronde durante il pattugliamento del territorio. Anche se in un Paese governato da Berlusconi non c'è da stupirsi di controllori della sicurezza controllati dalle forze dell'ordine, chi ha ancora conservato l'uso della ragione dovrebbe maggiormente riflettere su cosa sta accadendo in Italia. Delegare alla ronde il controllo del territorio è quindi un provvedimento sbagliato e rischioso, oltre ad essere inefficace. Di fronte alle vere emergenze occorrerebbero rimedi veri e non spot demagogici. La sicurezza richiede maggior impiego di uomini e mezzi per contrastare efficacemente la criminalità nonchè interventi legislativi necessari per accellerare la giustizia e rendere certa la pena. Ma le riforme si sa costano e richiedono competenza e, spesso, non mietono consensi facili tra chi, purtroppo, si accontenta solo degli effetti speciali.